Dopo la nascita

Il bebè, anche quando ha solamente qualche ora di vita, adora i piccoli massaggi perché queste carezze gli procurano un benessere immediato e lo rassicurano, lui che stava tanto bene nel ventre di mamma...

Ecco dei consigli che vi aiuteranno per i primi massaggi del bebè.

Scegliete un luogo calmo e molto scaldato e optate per i massaggi all'ora del bagno, svestitelo totalmente e scaldate le vostre mani con l'olio di massaggio alla mandorla dolce.

Prima di cominciare, spiegategli dolcemente ciò che gli farete.

Effettuate dei movimenti lunghi ed avvolgetelo con le vostre mani, mantenete un ritmo regolare e lento e non dimenticate soprattutto di insistere sui suoi piccoli piedi massaggiando la pianta dei suoi piedi con pressioni circolari.

Il massaggio infantile è un linguaggio non verbale, e un contatto corporeo, che promuove uno stato di benessere psico-fisico-emotivo, stimolando le funzioni vitali:respirazione, circolazione, difese immunitarie, sistema nervoso…
Il massaggio infantile è una tecnica "di cuore" nella quale vengono privilegiati l'ascolto e l'attenzione. E' anche una tecnica scientifica, equilibrata e completa che unisce massaggio indiano rilassante, massaggio svedese stimolante, riflessologia (mani, piedi), yoga (addome in particolare).
Il massaggio può incominciare a un mese di vita ed accompagnare la crescita del bambino naturalmente, con varie modifiche e adattamenti. Può cominciare anche a un anno o più tardi e può durare per tutta la vita. L'esperienza del massaggio aiuta nelle situazioni di stress in particolare, ma anche nelle situazioni quotidiane.
In situazioni particolari (es.: presenza di un solo genitore, adozione, affidamento, bambini maltrattati…)può offrire l'esperienza di un contatto positivo e rassicurante.
In situazioni di handicap il bambino con disabilità mentali, visive o uditive o dello sviluppo non può rispondere a messaggi normali ed è più difficile anche la comprensione dei messaggi da lui inviati. In tali casi il massaggio è un reale aiuto: offre benefici fisiologici e facilita lo sviluppo dell'interazione genitore-bambino.


Il massaggio del neonato:

Per il bambino la gestazione non termina con la nascita come per gli altri mammiferi. Per il bimbo c'è una fase di utero-gestazione (nel grembo materno) e una di estero-gestazione, nei primi sei mesi di vita dopo la nascita. Le esperienze tattili in questi primi sei mesi sono fondamentali. Nel grembo materno, il bambino si stente avvolto dalle pareti uterine, cullato dalla pressione ritmica del liquido amniotico, rassicurato, sostenuto.

Nella fase di estero-gestazione, il neonato sta tanto meglio quanto più fedelmente sono riprodotte queste condizioni. Il contatto col seno, sentirsi circondato dalle braccia, coccolato, lo fanno sentire ancora sostenuto. Lo aiutano a prendere coscienza dei confini, che non sono più le pareti uterine, adesso sono definiti dal corpo, dalla pelle.


Col massaggio lo aiutiamo a prendere coscienza del suo corpo e, avendo coscienza dei propri confini, può entrare in contatto con "l'altro". Dopo i sei mesi, al termine dell'estero-gestazione, comincia ad avere i mezzi per l'acquisizione dell'autonomia.

Le mani e la pelle che viene toccata, parlano un linguaggio molto profondo, che va aldilà delle parole, e che madre e figlio sono certamente in grado di recepire molto più di qualsiasi altra forma di comunicazione.

Quanto più un massaggio è fatto con amore, tanto più viene recepito.



Il massaggio in funzione della crescita:

· Quando il bambino comincia a "gattonare", muoversi diventa per lui la cosa più importante.

Comincia allora a diventare difficile massaggiarlo, ma non impossibile. E’ necessario modificare alcuni movimenti, inventare giochi, servirsi di filastrocche....insomma essere "creativi" e "massaggiare le parti "a portata di mano"...

A volte rifiuta il massaggio , come simbolo di indipendenza, ma, se è stato massaggiato da neonato, è in genere una fase transitoria.

Il massaggio si pone come supporto, aiuta i genitori a leggere i segnali che il bambino manda e a intervenire nei momenti
di richiesta.

Da tre anni il massaggio diventa sempre più gioco, anche di gruppo: è questa l’età della strutturazione del gioco con gli altri.

Per il bambino della Scuola Elementare, è di grande aiuto nel continuare a percepire il suo corpo, per la scoperta di sé e del mondo circostante. Un massaggio può aiutarlo a rilassarsi per un "risultato scolastico" non brillante. Può rilassare i muscoli della schiena irrigiditi per essere stato fermo molte ore.

Dovremmo avvicinarci all’adolescente con la stessa delicatezza e attenzione con cui ci avviciniamo al neonato. Un massaggio alla schiena al figlio che il giorno dopo ha un compito in classe, è un prezioso momento di comunicazione in un’età in cui i grandi cambiamenti a livello fisico , psichico ed emotivo creano conflitti e disorientamento.



Il massaggio in situazione di Handicap:

Il bambino con disabilità mentali, visive, uditive, e dello sviluppo non può rispondere a messaggi normali, ed è più difficile la comprensione dei messaggi da lui inviati.

Il massaggio infantile può essere un reale aiuto e va adattato individualmente.

E' importante lavorare insieme al fisioterapista e agli altri terapeuti, ma la funzione peculiare del massaggio infantile è aiutare la comunicazione tra bambini e genitori e sostenere questi ultimi.

Quando nasce un bambino disabile, i genitori si trovano di fronte alla perdita del figlio "normale"che si aspettavano, e spesso, le loro reazioni interne sono: rabbia, rifiuto, disorientamento, depressione. Spesso questo disorientamento può compromettere seriamente la relazione con il loro bambino.
Il massaggio si pone come reale supporto per i genitori, perché il contatto fisico col loro bambino produce un effetto nel loro cuore che porta all'affermazione di sentimenti positivi e amorevoli; facilita la comprensione dei messaggi inviati dal bambino, e porta verso la costruzione di un

rapporto.

Il massaggio è un aiuto concreto, sia per i benefici fisici che produce sul bambino, sia per l'interazione, la facilitazione nella comprensione dei messaggi inviati dal bambino.
Il contatto fisico è molto importante fin dal primo giorno di vita, soprattutto per questi bambini.
Il bambino disabile è un po' come un neonato: molto sensibile, istintuale, e ascoltato molto attentamente. A volte, è stato traumatizzato in alcune zone,sottoposto a interventi dolorosi; dobbiamo avvicinarci a queste zone con molta delicatezza.



Psicologia

Come per il ruolo di padre durante la gravidanza, da diversi anni ormai, essi prendono parte attiva a tutte le attività che riguardano i piccoli: educazione, tempo libero, toilette, ... Gli stereotipi legati ai ruoli dei genitori non hanno più ragione d'essere, poiché non esiste più una netta separazione tra i compiti del padre e quelli della madre.

Se prima i padri intervenivano in caso di problemi e dietro richiesta delle mamme o si occupavano dei loro bimbi più grandi, adesso li si trova spesso che coccolano i piccoli sin dalla nascita. Fare il bagnetto o dare il biberon, mettere un pannolino e portare a spasso il bebè sono compiti sempre più spesso assunti dagli uomini, con la conseguenza di un notevole miglioramento della vita famigliare e del rapporto con la propria compagna, la quale non ha così più motivo di sentirsi sola e scoraggiata dal peso di responsabilità che prima erano affidate solo a lei.

Se tali compiti, vengono assunti da entrambi i genitori, gli uomini non perdono per questo la loro virilità. Anche allattando, papà conserva un modo d'essere e di fare che appartiene solo a lui. Da canto suo, il bebè è in grado di distinguere il modo di fare del papà da quello della mamma, traendone una maggiore serenità, in quanto comprende di avere accanto due persone che lo amano e si occupano di lui.

Con la partecipazione attiva del padre alla vita del figlio, il guadagno vi sarà per tutti: il papà ha l'opportunità di instaurare una relazione privilegiata con il suo bambino; la mamma dispone di più tempo da dedicare a se stessa;il bebè sarà felice e rassicurato da tanto amore a attenzione.
Bisogna comunque tenere presente che, nonostante tutto, sono le mamme che continuano a farsi carico della maggior parte delle faccende

domestiche e che prendono congedo in caso di malattia del bebè (ed i bambini, tendono a chiamare spontaneamente la mamma in caso di malattia o di "bua"). Per questo a volte capita che la donna tenda a colpevolizzarsi se non riesce a dedicare abbastanza tempo al bebè e, senza rendersi conto, ridimensiona lo spazio del papà attorno al figlio.

Dovrà quindi essere il padre a far capire alla propria compagna, che anche lui può occuparsi del bebè in
caso di malattia, prendendo lui stesso un congedo per stargli vicino, che è in grado di aiutare il figlio se si fa male, anche quando la mamma non c'è…insomma che entrambe si è genitori di una splendida creatura della quale entrambe sono appunto responsabili.