| |
Le
notizie
Sano come un pesce
Gli occhi spalancati, i capelli
che ondeggiano, l’espressione tutt’altro che spaventata,
anzi sorridente. Ha cinquanta giorni e si è appena tuffato
dal bordo della piscina. Per lui finire sott’acqua non è
un problema. Automaticamente chiude l’epiglottide, poi apre
gli occhi. Se non lo fa, vuol dire che ha paura. L’istruttrice
lo mette nelle braccia della mamma o del papà per consolarlo.
Quando è di nuovo calmo la lezione riprende: galleggiamento
su due materassini, poi su uno, poi con una cintura salvagente,
infine con niente. E’ quanto avviene ogni giorno nei corsi
di acquaticità per neonati. Se si rispettano i suoi tempi
e i suoi bisogni, un neonato sott’acqua è davvero
uno spettacolo di beatitudine. In caso contrario qualcosa non
ha funzionato. L’acqua era troppo fredda, il neonato stanco,
la mamma o il papà non a proprio agio. Altrimenti non c’è
niente di più naturale del rapporto con l’acqua.
L’acqua è l’elemento in cui ci troviamo per
i nove mesi più sereni della nostra vita, in quella specie
di paradiso che è il ventre materno. Ben vengano quindi
i corsi, per prevenire tante patologie legate a un cattivo rapporto
sia con l’acqua, sia con la madre. Se la mamma non entra
in acqua perché ha paura, o per non rovinarsi la piega,
non ha più senso. Mamma e bambino nei primi mesi vivono
in simbiosi. E’ inoltre un buon modo per avvicinarsi allo
sport. Nell’acqua tutti i muscoli sono stimolati, ma non
essendoci appoggi e forza di gravità, si tratta di un’attività
motoria inusuale. Subentrano automatismi che contribuiscono allo
star bene dei muscoli e al controllo della postura. Appena il
bimbo è in grado, però, la scelta dello sport spetta
a lui.
Che bello sparire come per
magia!
Scomparire, riapparire. E’
uno dei primi giochi dei bambini. Di tutti. Perché? Perché
è un modo di "allenarsi" al distacco dalla mamma.
Per mettersi alla prova e, alla fine, ridere delle proprie paure.
Dopodiché il bimbo ha imparato che anche lui può
magicamente apparire e scomparire. Verso l’anno questo gioco
lo diverte tantissimo e lo aiuta ad affermare la sua identità.
Il nascondiglio preferito è sotto il tavolo: è alla
"loro altezza" e permette alla mamma di trovarli abbastanza
presto, prima che comincino oro a preoccuparsi... I più
coraggiosi affrontano il buio dell’armadio o di altri posti
in cui ci si possa nascondere. Il gioco del "dentro"
e del "fuori" inizia verso i 18 mesi, per aiutare il
bambino a sperimentare la sua autonomia fisica e psicologica.
Il buio però può mettere paura, quindi per vincerla
non c’è niente di meglio che costruire una "tana"
di cuscini e nascondersi con l’amico del cuore. Le risatine
guideranno la mamma sulla pista giusta.
Un ospedale tutto per loro
Annalisa, 6 anni, soffre di
adenoidi. Quando il disagio diventa acuto il pediatra consiglia
l’intervento e, d’accordo con i genitori, ricovera
la piccola. Dove? Nel reparto otorino di un grande ospedale. "La
bambina" racconta la mamma "si è trovata catapultata
in corsia con degenti adulti e ragazzini, tra persone affette
dalle patologie più varie, senza che nessuno avesse il
minimo riguardo per la bambina e gli altri piccoli come lei. Così,
più che dall’intervento, Annalisa era stressata ed
angosciata dalla situazione che vedeva attorno."
Un’esperienza shock che purtroppo molti bambini si sono
trovati a vivere, ed anche le mamme e i papà non hanno
potuto contare su quella disponibilità al dialogo e alle
spiegazioni che solitamente il pediatra garantisce. Per fortuna
oggi, in diversi ospedali, si sta diffondendo una nuova sensibilità
verso le esigenze dei piccoli, si organizzano e si attrezzano
"reparti a misura di bambino" così da attutire,
almeno in parte, il trauma da ricovero.
Inoltre il buon umore aiuta la guarigione. Occorre quindi cercare
di distrarre il bambino e non costringerlo a letto ad annoiarsi.
Bisogna offrirgli spazi e strumenti per giocare.
La EACH European Association for Children in Hospital ha messo
a punto la Carta perché venga riconosciuto e garantito
a tutti i bambini ricoverati, il diritto al miglior trattamento
medico possibile.
L’ospedale deve offrire facilitazioni a tutti i genitori,
che devono essere aiutati ed incoraggiati, e hanno il diritto
di essere informati e coinvolti nelle decisioni relative al trattamento
medico.
Il bambino deve essere assistito insieme ad altri bambini con
le stesse caratteristiche psicologiche e non deve essere ricoverato
in reparti per adulti. Deve avere piena possibilità di
gioco, ricreazione e studio adatta alla sua età e condizione,
ed essere ricoverato in un ambiente strutturato, arredato e fornito
di personale adeguatamente preparato.
Il bambino deve essere trattato con tatto e comprensione e la
sua intimità deve essere rispettata in ogni momento. Un
altro aspetto da non sottovalutare sono i tempi delle degenze.
I bambini andrebbero ricoverati il meno possibile, quando è
proprio indispensabile, in modo che in ospedale venga trattata
solo la fase più acuta della malattia: appena si nota che
la risposta alla terapia è positiva andrebbero dimessi,
previo accordo con il pediatra di base che lo segue. Non solo
si evitano sprechi, ma davvero i piccoli sono meno traumatizzati
da lunghe degenze.
CERCHIAMO DI SAPERE PRIMA:
· Se c’è la possibilità di avere una
branda o una poltrona letto perché la mamma possa dormire
accanto al piccolo;
· Se vengono serviti pasti caldi anche ai genitori che
fanno assistenza o se esiste una mensa interna a cui mamma e papà
possono accedere;
· Se sono presenti i volontari Abio (Associazione bambino
in ospedale); per saperlo si può chiamare il numero verde
Abio - Ospedale amico, tel. 800/404242, o telefonare alla sede
Abio di Milano, tel. 02/33101751.
Periodi di riposo della madre lavoratrice
Durante il primo anno di vita
del bambino, la lavoratrice ha diritto a due periodi di riposo
di un'ora ciascuno, cumulabili durante la giornata. Il riposo
è uno quando l'orario giornaliero è inferiore a
sei ore.
I periodi di riposo sono di mezz'ora ciascuno se la lavoratrice
usufruisce della camera di allattamento o dell'asilo nido, istituiti
dal datore di lavoro.
In caso di parto plurimo i periodi di riposo sono raddoppiati.
I periodi di riposo sono considerati ore lavorative per la durata
e la retribuzione del lavoro.
(art. 10 della legge 30/12/1971, n° 1204; art. 3, comma 3,
della legge 8/12/2000,n°53)
Periodi di lavoro del padre lavoratore
Al padre lavoratore sono riconosciuti
gli stessi periodi di riposo della madre quando i figli sono affidati
al solo padre, in alternativa alla madre lavoratrice che non se
ne avvalga e nel caso in cui la madre non sia una lavoratrice
dipendente.
In caso di parto plurimo, qualora la madre non si avvalga delle
ore aggiuntive di riposo, queste possono essere utilizzate anche
dal padre.
(art. 3, comma 3 ed art. 13 della legge 8 marzo 2000, n° 53)
Protezione della donna incinta sul posto di lavoro
Durante la gravidanza, non
dovrete più fare lavori pericolosi, faticosi ed insalubri
per il Vostro bambino. In questo periodo (e fino a sette mesi
dopo il parto se l'ispettorato del lavoro accerta che le condizioni
di lavoro o ambientali sono pregiudizievoli alla Vostra salute),
Vi verranno affidate altre mansioni, conservando comunque la retribuzione
corrispondente alle mansioni precedenti.
(art. 3 della legge 30 dicembre 1971, n° 1204)
Le indennità
Durante il periodo di astensione
obbligatoria dal lavoro, la lavoratrice ha diritto ad un'indennità
giornaliera pari all'80% della retribuzione.
Durante il periodo di astensione facoltativa dal lavoro, invece,
i genitori hanno diritto ad un'indennità del 30% della
retribuzione per un periodo massimo complessivo di sei mesi e
fino al terzo anno di vita del bambino. Quest'indennità
viene riconosciuta fino al compimento dell'ottavo anno di vita
del bambino, nelle ipotesi di reddito basso, secondo i requisiti
di legge.
Nel caso di genitori adottivi o affidatari, si applicano le stesse
disposizioni. In particolare, se il minore nel momento dell'adozione
ha un'età compresa tra 6 e 12 anni, il diritto di astenersi
dal lavoro va esercitato nei primi tre anni dall'ingresso del
minore nel nucleo familiare.
(art. 3, punto 4, della legge 8 marzo 2000, n° 53)
La denuncia di nascita
E' obbligatoria e va fatta
da uno o entrambi i genitori.
I termini per farla sono i seguenti:
" 3 giorni dalla nascita, se viene fatta nella clinica o
nell'ospedale in cui è avvenuto il parto.
" 10 giorni dalla nascita, se è fatta nel Comune di
residenza dei genitori o in quello dove è avvenuta la nascita.
I documenti da presentare sono: l'attestazione di nascita rilasciata
dalle autorità ospedaliere, il proprio documento d'identità
e lo stato di famiglia.
Quest'ultimo è necessario soltanto se il comune di nascita
dove viene fatta la denuncia è diverso da quello di residenza
dei genitori.
|
|